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Utente: boccadimiele
lei piccola e coraggiosa sta in cima a una pila di libri. socchiude gli occhi, si finge distratta come un gatto. poi balza giù dalle pagine, prendendomi in giro. leggera la sua mano indica una riga, un verso... (stefano benni, 'in memoria di grazia cherchi')

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mercoledì, 11 novembre 2009

mal di jugoslavia

la nostalgia che t'attaccanno addosso i balcani quando li lasci dopo il primo abbraccio è lacerante come la perdita del primo amore, come il primo squarcio nel velo delle illusioni adolescenziali, come la prima volta che un amico ti tradisce, come la rinuncia alla speranza, come l'ingiustizia del dolore degli innocenti, come 

come la vita.

la nostalgia dei balcani è straziante come la vita.





martedì, 03 novembre 2009


capolavoro, meraviglia
(questo non è un lavoro,
è la vita.)


Sara had found some books in Serbian in the back of a
bin in a second- hand bookstore on Yonge, and one day he
took an old paperback, written by Ivo Andri´c, a Serbian
Nobel laureate, with him to work. Among the collection of
stories was Boris’s favourite allegory, “Aska and Wolf,”
about a lamb who could dance beautifully. One day, Aska
the lamb gets lost in the forest and meets a big bad wolf
who is clearly planning to eat her. Aska starts dancing to
say goodbye to this world, and the wolf becomes entranced
and keeps postponing the kill. She dances long enough for
the shepherds to come and save her, surviving only because
of her art.

That day, his head already throbbing, he took the book
with him to lunch two blocks away, at a small restaurant
hidden behind a building on a side street where his colleagues
rarely went. The owner and his wife, a Middle
Eastern couple, were the only employees. She cooked all the
food— mostly Italian dishes— and he served and worked at
the counter. Boris took his ravioli to the small smoking section
in the back and opened his book.
An hour later, after an espresso and three cigarettes, his
headache was gone.

He repeated everything the next day, with the same
result. Wanting to find out what in that ritual had cured
him
, Boris tried eliminating ingredients. He changed
restaurants, ate different food, tried tea instead of coffee,
did not eat at all, but the headaches still vanished after
lunch. Sure that it was the writer’s magic, he brought
another book from the same batch with him, but the throbbing
still stopped. Certain that he was cured of whatever
it was that he had, he brought The New Yorker with him to
read during lunch. His head exploded again.
He finally figured it out: the shelter of his mother
tongue had cured him.


(dragan todorovic)

postato da: boccadimiele alle ore 10:16 | link | commenti (5)
categorie: pagine, pura vida, lavorare non mi stanca
venerdì, 30 ottobre 2009

fuga centripeta




a me è sempre piaciuta, l'idea di fare le cose al contrario.

di andare controcorrente, di non seguire i sentieri già tracciati, di farmi le domande sbagliate e darmi le risposte giuste, o viceversa.
io sono una che da piccolina, secondo il saggio insegnamento rodariano, stava dalla parte della cicala, e non da quella dell'avara formica.
io sono una che si è arrampicata su su lungo tutta l'inghilterra come se esplorasse un mondo nuovo e fatale, una che si è fatta dover-carlisle-grassington-cartmel-kettlewell-york-whitby-haworth e tantissimo altro ancora seguendo l'unica regola elementare di assorbire tutto il regno unito (e sfiorare con le dita il dolce galles dal fogliame arancio e la fredda scozia dalle nebbie fitte) senza mai fermarsi a londra, senza mai andare a cercare quello che in tanti hanno già trovato.

perché io sono fatta così. perché il già visto mi annoia, il già sentito mi strazia, il già provato mi annienta.
quando, quell'ottobre insolitamente tiepido, ho deciso di arrampicarmi su su lungo tutta l'inghilterra, io avevo mezzo in mente di fermarmi in un posto. quel posto era sulla costa est del regno unito, lungo la dorsale sfrangiata dello yorkshire, ferma da secoli a sorbirsi gli spruzzi del mare del nord imbizzarrito e primordiale. quel posto aveva un nome bello e poetico e che parlava di cose lontane e selvagge e di porti sicuri in cui approdare. quel posto si chiamava flamborough head. secondo un'ipotesi suggestiva ma credibile, in effetti, il nome flamborough head deriva dalla presenza, su questo pezzetto di costa frastagliata, di un faro, e comunque di un sistema d'illuminazione che guidasse i naviganti fin da tempi remotissimi. l'antica parola flam, fiamma, risuona in questo nome antico e rassicurante.
io volevo andare a flamborough head un po' per questo, perché raccontava di tempi ormai andati e di onde sfidate e di paure dimenticate e di acque che tante volte sono state percorse e traversate e mai ne porteranno i segni, fino alla fine del mondo, e poi volevo andare a flamborough head perché quello che raccontava, con quel suo nome che forse deriva da flam, era sì, che nella vita, in ogni vita, c'è un momento - bellissimo, esaltante - in cui si salpa, ma anche un momento - rassicurante, e caldo - in cui si approda.
e che si può salpare e approdare all'infinito, volendo, e che la vita ricomincia ad ogni partenza, ad ogni arrivo.
e insomma volevo andare a flamborough head perché tra l'inizio e la fine di quel nome poetico c'era tutto il senso del viaggio, di ogni viaggio, c'era il partire e l'andare e il tentare e il riuscire e il fallire e il tornare.
io poi volevo andare a flamborough head perché è una goccia di mondo in cui è raccolto un destino, perché una volta ho letto che una persona che il mondo l'ha conosciuto bene, che l'ha girato in lungo in largo, che di partenze, di arrivi, ne sa qualcosa, andava flamborough head, da piccolo, in bicicletta, col suo papà.

io volevo andare a flamborough head per vedere dove tutto era iniziato per il viaggiatore per antonomasia, per bruce chatwin.
pensavo: chiunque ami chatwin se ne va a leeds, a vedere dove è nato. o se ne va in australia o in patagonia o in africa, a vedere quali posti ha conquistato da adulto.
ma quel primo viaggio infantile, mi chiedevo, quel percorso in cui pedalando accanto alla rassicurante figura paterna costeggiava le bianche scogliere che precipitavano a picco nel mare, perché nessuno lo ripete? perché nessuno percorre al contrario la strada di chi dallo yorkshire è fuggito per vedere il mondo e non torna a guardare il luogo in cui la fiamma dell'avventura s'è accesa, in cui forse il mare ha sospirato il suo primo richiamo?

io volevo andare a flamborough head per vederlo, quel posto, per rendergli omaggio. io volevo dire grazie all'indomabile mare del nord per aver ispirato il giovane bruce a pedalare più veloce, più lontano, sempre più veloce, sempre più lontano. io volevo andare a flamborough head perché avevo l'impressione che tornare al guardare le radici dell'albero aiutasse a capire perché le foglie erano cresciute in una certa direzione. io volevo andare a flamborough head perché chatwin era partito da lì e si era cercato tutti gli altrove del mondo, e io invece volevo partire da un altrove e lì arrivarci, guidata da una flam che non si era mai spenta.

io volevo andare a flamborough head perché non so se ve l'ho detto, ma a me è sempre piaciuta, l'idea di fare le cose al contrario.

domenica, 25 ottobre 2009

orgoglio di categoria

calvin: traduttrice fa rima con felice.
e con viaggiatrice, creatrice, giocatrice e indagatrice.
però anche con cacciatrice.
di soldi, ça va sans dire.

Ieri alle 16.27 · ·

l'esperta:
anche con mietitrebbiatrice
Ieri alle 16.28 · Elimina

calvin:
e con scimmia urlatrice.
Ieri alle 16.35 · Elimina

la toscana:

anche con Alice, che guarda i gatti, ma vive pure nel paese delle meraviglie.
Ieri alle 16.37 · Elimina

mercoledì, 21 ottobre 2009

professione?

traduttrice.

postato da: boccadimiele alle ore 10:55 | link | commenti (8)
categorie: pura vida, lavorare non mi stanca
lunedì, 12 ottobre 2009


io ho una "classe cristallina", mi hanno detto.
mentre ascoltavo io sorridevo, felice, come non ero da tanto (ergo grazie).
a proposito di buone notizie: il mio primo bimbo (metaforico, s'intende) sta per vedere la luce.
la mamma, dopo nove mesi esatti di travaglio, trepida e scalpita e attende impaziente.
sarà bellissimo, dicono.
io ne sono sicura. e se è per quello, so già quale sarà il nomignolo ufficiale: smooth.
a breve nuove nuove, se mi passate la tautologia.



domenica, 11 ottobre 2009


egregio signor presidente,
io




donne, fatevi sentire.