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Blogger: boccadimiele
lei piccola e coraggiosa sta in cima a una pila di libri. socchiude gli occhi, si finge distratta come un gatto. poi balza giù dalle pagine, prendendomi in giro. leggera la sua mano indica una riga, un verso... (stefano benni, 'in memoria di grazia cherchi')

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giovedì, 03 luglio 2008


ingrid è libera

certe volte lo amo pazzamente,
questo mondo di merda.


postato da: boccadimiele alle ore 11:42 | link | commenti
categorie: ora e sempre resistenza, across the universe
mercoledì, 02 luglio 2008

causa caldo, scazzo esistenziale, adsl ballerina e vita intorcinata su se stessa, mi sono - come vi sarete accorti, eh! - astenuta dalla rete per un tantinello, diciamo un mesetto.

e mi sono resa conto che a non stare invischiata in questo mondo di tossici all'ultimo stadio che prostituiscono il cane per un accesso, ci si sente meglio.
è banale, sant'iddio, lo so, ma si riscoprono le cose vere della vita, quelle belle.
si trova il tempo di leggere una vecchissima traduzione dei racconti di un irlandese bravo e poco noto, tale tony cafferky, di ingollarsi la prima serie di supernatural fingendosi adolescenti pop che vorrebbero vivere on the road e combattere quotidianamente il maligno, di passeggiare cibattando al mercato rionale, di conoscere la gente reale in posti veri tipo l'autobus o la biblioteca, di cucinare per i colleghi, di cenare con gli amici, di divorare tutto montalbano, di programmare un viaggio niente-organizzato-tutto-improvvisato, di guardare il muro inondato di sole, di dormire e di mangiare le ciliegie, di fregarsene se una blogstarre ti dice che sei invidioso di lei e del suo successo 2.0.

insomma è stato bello, e banale e dolce come la melassa, e mi sono sentita come se il mondo, o il mio almeno, fosse tornato indietro.
come se mi fossi catapultata in una realtà in cui chi sono e dove sono e cosa faccio e dove vado e che mi succede lo so solo io e chi ha i mezzi per entrare, direttamente, in contatto con me.
e m'è venuta voglia, pensate un po', di lasciare tutto.
di buttare alle ortiche il blog e il pc e i cazzi e i mazzi, che tanto se scompaio io che manco ho il mio sito calvina.it e poi mi legge solo mia nonna loggata da sei bettole diverse, chi vuoi che se ne accorge?
e ho pensato che prima di sparire vi dovevo comunicare questa scoperta travolgente, che sarà utile a molti: è meglio non diventare blogstar, dico io.
che, se non altro, visto che non hai sensi di colpa per i tuoi tremila utenti abbandonati, mantieni la più grande libertà che un uomo possegga: quella di mollare tutto, all'occorrenza, e sparire, e ricominciare altrove e dimenticare quello che sei stato e inventare una vita nuova di zecca...

(si vede che c'ho voglia de partì? no?)


postato da: boccadimiele alle ore 14:25 | link | commenti
categorie: pura vida
venerdì, 30 maggio 2008


ahahahahahaha!!!!!!

no, vabbe', me so' tajata e
volevo condividere er tajo con voi tutti.

(pausa seria)

me sto a tajà.
grazie, gne.


giovedì, 29 maggio 2008

george & mildred


ho scoperto da poco che nel mio palazzo ci sono due topi.
già.
due bestiole tonde e bianche che ogni tanto passeggiano per le scale e quando ti vedono si siedono sulle zampotte dietro a fissarti con gli occhioni rossi e topigni.
l'altra sera uno dei due è entrato a casa, mentre noi si beveva birra in compagnia con la porta aperta sul ballatoio che almeno passa un po' d'aria; quando l'abbiamo intravisto sulla soglia della camera da letto, io ho cominciato a strillare come un'aquila e gnegnet è saltata sulla sedia come nei fumetti.
ilmaestro si è rivolto alla creatura con l'aria di uno swami, le ha detto gentilmente: dài, esci, su, e, per così dire, l'ha accompagnata alla porta, seguendola passetto passetto mentre quella scappava furiosamente.
vertigoz, impassibile, sorseggiava peroni.

io per qualche tempo sono rimasta turbata da questo fatto dei topi, e poi per smettere di aver paura di loro, e per umanizzarli un po', per non aver più voglia di ammazzarli, ho deciso di dar loro un nome, e adesso i miei topi del palazzo si chiamano george e mildred, e quando io e ilmaestro torniamo dal supermercato e saliamo le scale carichi di buste non manchiamo mai di sussurrare: ciao george, ciao mildred, perché vogliamo mantenere rapporti di buon vicinato.
ilmestro, anche quando saluta, è sempre molto swami, e io credo che questo rapporto coi creaturi maligni gli stia elevando lo spirito
.
io ritengo, invece, diversamente dal solito, di essere meno - come dire? - neutrale di lui. io li schifo un po' george e mildred, perché in fondo so che sono creature fognarie, se mi passate l'espressione, merdofore, puzzone, cloachine vaganti, peti con la coda, e non riesco a perdonarglielo.
poi be', lo so che al mondo c'è di peggio, eh.

infatti, ultimamente ci penso.
penso a certe aggressioni fasciste che ci vogliono far credere siano regolamenti di conti coll'immigrato ladro e baro. penso al papa che benedice il nuovo clima politico. a piazza san giovanni negata al gay pride. al mio futuro, per cui a ben guardare la precarietà mi spaventa più del terrorismo. alla gente che odio, che è tanta, e che spesso non è nemmeno abbastanza intelligente per farmi accompagnare l'odio con il rispetto. penso al bellissimo film il divo che ho visto ieri. penso a certe corse grottesche di skatebord che cambiano la storia (chi sa, capisce). penso all'arte e a chi ne usufruisce e mi chiedo: se l'arte non migliora il mondo in cui irrompe, ma allora a che serve? penso alle rivoluzioni, che sono sempre opere d'arte e all'arte che è sempre rivoluzionaria e che chi non capisce il collegamento non potrà mai capire né l'una né l'altra cosa. penso che chi non ha esperito, forse studiato, magari intuito questo legame viscerale, chi non lo vede con gli occhi dell'anima immortale s'è ridotto a pensare che la cultura non serve a niente, che se ne può fare a meno. penso alle visioni miopi e ciniche che ci vogliono tutti con le teste vuote, che così c'è più spazio per la sbobba che ci vogliono inculcare. penso alla paura che ultimamente mi fanno quelli che più mi stanno vicino, quelli che dovrebbero tranquillizzarmi, quelli che dovrebbero pensare al mio bene, alla mia vita, a salvarmi e servirmi e guidarmi e governarmi.
e mi sento tipo cappuccetto rosso nel momento in cui capisce chi c'è veramente sotto la cuffietta di pizzo, sotto le rassicuranti, familiari coperte.

una persona carissima, un uomo che, se non avessi paura di essere fraintesa, direi di amare, qualche giorno fa mi ha detto: sai cosa c'è di bello in tutto questo carosello? che finché il bicchiere si riempie
di merda, io mi deprimo sempre più. ma quando trabocca, all'improvviso, come d'incanto, non sono più depresso. mi viene solo una gran voglia di rimboccarmi le maniche e fare qualcosa.
ecco, io oggi mentre salivo a casa ho pensato a chi riempie il mio bicchiere di merda, ho individuato i veri merdofori, e ho avuto voglia di invitare george e mildred a casa a mangiare biscottini, perché ora ho capito di chi aver paura, chi mi inzozza e mi ammala e s'infila nelle fogne per scavare nel fondo limaccioso della dignità, e non sono certo loro.
ci ho pensato, sul serio.
ma alla fine, vedete, non li ho invitati, perché ho un sacco da fare, e due meniche belle lunghe da rimboccare.


giovedì, 15 maggio 2008

oggi vi posto una cosa non mia, lavativa che non sono altro.
ma molto carina.
viene da qui.
è del bravo blogger-giornalista christian frascella.
a me me fa ride. una cifra. ed è un po' cattiva.
che così si sente calvin, lately.
(a breve, invece, felici notizie di felicissimi incontri: ciao, emily!)
a voi.

A COSA SERVE IL PERFECT DAY

DI ALESSANDRO BARICCO E SOCI ALLA SCUOLA HOLDEN

Ciao.

Ciao.

Ma a cos’è che serve il perfect day della Holden?

C’è un sacco di scrittori, c’è.

Ah. E che si fa?

Te vai lì che non sai scrivere, ed esci con Il Grande Romanzo Italiano sotto il braccio.

Davvero?

Certo! Appena che entri lì, da merdoso imbrattacarte che eri, ti trasformi tipo in Pirandello, oppure tipo in Baricco, dipende.

E come funziona?

Che c’è otto aule per centotrenta studenti per centocinquanta euri. C’è poi otto docenti-scrittori che sono il plus ultra della letteratura italiana: c’è Baricco, c’è Lucarelli, poi Carofiglio, poi Starnone, LA MAZZUCCO!, Veronesi, Scurati, poi un altro che non mi viene in mente, forse Rummenigge.

Però!

Eggià, tutta gente studiata, che ti può dire, per esempio, che la narrazione non è un pranzo di gala.

Però!

E poi te fai le domande e loro ti dicono le risposte. Gente evoluta, che credi? Lasciamo stare che mica sono venuti a Torino aggratis, quello è normale, tutte le puttane si fanno pagare in anticipo, perchè loro non dovrebbero?

Capito. Ma cos’è che spiegheno?

Sei propro allocco, te, neh! Non lo sai? Come diventare bravo scrittore in un pomeriggio, ti spiegheno! Te ruoti nello otto classi e passi da uno all’altro, così impari otto cose in più che prima non sapevi, e ogni cosa in più che impari costa circa venti euri, più il trasporto che è a carico tuo.

Ah ecco.

Per esempio: Baricco dice: “Per diventare grandi scrittori, dovete imparare le preposizioni semplici: la prima è DI. Ora passo la parola al mio collega nell’altra aula.” Te ti sposti, e per esempio Scurati, ti dice: “La seconda preposizione semplice è A. Adesso passo la parola al mio collega nell’altra aula.” Allora la classe si sposta nell’altra classe e trova tipo Starnone. Che ci dice: “La terza preposizione semplice è DA. Ora passo…” eccetera. Così, alla fine della fiera, TE SAI TUTTE E NOVE LE PREPOSIZIONI SEMPLICI! Grazie a questi luminari!

Ma se sono otto docenti, com’è che ne impari nove?

Epperché una te la regalano! Anche se in effetti TRA e FRA sono la stessa cosa, ora che ci penso… Comunque sei proprio ignorante!

E il romanzo quando lo scrivi?

Appena che esci di lì sei così pieno di preposizioni che arrivi a casa e le vomiti nel computer, eppoi ti unisci le preposizioni, metti qualche verbo, due nomi, infili qualche virgola a cazzo E HAI SCRITTO UN ROMANZO!!! Tutto per merito loro!

Capito. E ti aiutano a pubblicarlo, anche?

Ma certo che sì! E’ tutto compreso nel prezzo! La Holden, quando che esci dal corso, ti fornisce tutti i numeri di telefono delle Case Editrici Mondiali, caso mai che non vuoi pubblicare la tua merda solo in Italia!

Wow!

Basta che al telefono dici: “Guardi che io ho fatto il perfect day, ho fatto!” E allora ti pubblicano anche senza leggere quello che scrivi!

Epperò! Perloppà!

Eccerto. E avvolte capita pure che pubblichi con Besa Editore!

Ah, però!

Eccerto! Ora devo andare.

Dove vai?

Vado a iscrivermi al perfect day two, che si terrà l’anno prossimo. Altrimenti poi non c’è più posto e finisce che non divento un grande scrittore italiano!

Ciao!

Ciao!

 


postato da: boccadimiele alle ore 12:09 | link | commenti (6)
categorie: pagine, ora e sempre resistenza, intolerance
martedì, 29 aprile 2008

"gli uomini si devono riconciliare.
ma le memorie no.
il fascismo resta fascismo."

(il bello di un'italia tutta fascista è che posso dirlo: mi date il vomito, e fanculo la correttezza politica. e che posso fare resistenza come fece mio nonno, come fece rodari, come fecero i migliori tra noi. sto riscoprendo le mie radici storiche, e familiari.)

cari fasci,
vi scrivo questa letterina contando sull'aiuto di un amico bulgaro di nascita, ebreo di religione, uomo di spettacolo e a volte di satira per professione. so che come presentazione ai vostri occhi non è il massimo, ma non picchiateci, leggeteci!

Voi che da oggi fagociterete tutto quello che di bello, sano, culturalmente elevato, edificante e stimolante era rimasto in questa disastrata roma per correre dietro agli zingari che non sapete manco che cazzo sono perché per voi zingaro è: il rom (ma che vor dì, rom, lo sapete? no, certo), il rumeno (perché suona simile, ovvio), l'albanese (che negli anni 90 era la vostra prima piaga, ma ora non è più fashion menà l'albanese), l'ex-Jugoslavo esule dalla guerra (e per guerra intendo quella combattutasi a pochi chilometri da noi, ma immagino che per voi mladic sia il nome di un qualche difensore di una squadretta di calcio esteuropea), e chiunque "puzza e non si lava", avete mai riflettuto su chi siano le persone che volete rastrellare con garrulo nazifascismo?
no?
ecco, io capisco che a voi le lettere, se sono in numero maggiore di quelle del tabellone di gira la ruota di enrico papi vi fanno venire l'orticaria, e che certo un articolo preso da liberazione non lo leggete manco se ci metto una foto di zinne che di solito vi invogliano a fare tutto, ma in fondo io, come anna frank credeva nell'intima bontà dell'uomo, credo nella vostra intima intelligenza.
e voglio mettervi alla prova.
leggete, e parliamone.

poi se non vi va, oh, pazienza mica mi stupirei se dimostraste ancora di essere teste di cazzo, eh.
dài, fasci! siate simpatici! dimostratemi che sbaglio a schifarvi!

diamo il nobel per la pace
ai popoli rom

Intervista a Moni Ovadia che lancia una proposta e denuncia l'ondata xenofoba e razzista: «E' nazifascismo»

a cura di Tonino Bucci da www.liberazione.it

«Sono comportamenti nazifascisti. Non ho altre parole per definirli. Guai a noi se sottovalutiamo questi fenomeni e guai alla sinistra se non capisce che c'è un filo nero nella storia italiana, un problema irrisolto della nostra memoria con il fascismo». Non ci prova neppure Moni Ovadia a tenere sotto controllo l'indignazione. Impossibile per questo artista ebreo nato a Plovdiv, in Bulgaria, e milanese per adozione, musicista e autore di teatro, immaginare che ai giorni nostri si possa ancora inneggiare ai pogrom soltanto perché c'è qualcuno che viene dall'altra parte di un confine. Linciaggi, aggressioni, spedizioni punitive e, negli ultimi giorni, assalti di ronde armate ai campi Rom di Pavia, Milano e Roma: c'è un escalation in questi episodi che dimostra «uno scivolamento del senso comune». Già, non sono solo gruppi isolati. Attorno a loro, nelle periferie dimenticate delle metropoli, si respira approvazione. Si allentano tabù, crollano inibizioni, si incitano gli aggressori, scompare persino la vergogna nel pronunciare frasi un tempo impronunciabili. "Bruciateli vivi".

Ma perché gli zingari fanno tanta paura?

E' un fenomeno sotterraneo. Siamo tutti carini col diverso quando ci fa comodo. Esserlo con gli ebrei, per esempio, va di moda. Perché? Ci assomigliano molto di più che in passato, non sono più gli ebrei della diaspora, quelli che inquietavano l'Occidente con la loro coscienza critica. Sì, c'è ancora oggi qualche ebreo barbuto che rompe le scatole, ma eccezioni a parte anche gli ebrei hanno il loro Stato e il loro esercito. Anche gli ex fascisti si dichiarano loro difensori. Lo zingaro no, ci inquieta, mette in scena lo straniero che è in noi. Lo zingaro oggi è l'alterità vera.

Rubano, stuprano, non lavorano, sono tutti uguali. I luoghi comuni ci seducono quando sappiamo poco. O no?

Sono giudizi massivi senza distinzioni. Pochi sanno che esistono comunità stanziali e rom italiani. Un tempo erano calderai e artigiani, prima che fossero costretti ad abbandonare i mestieri tradizionali per le continue vessazioni. Ma invece di approfondire la loro storia ci limitiamo a parlare degli zingari solo come di un problema di ordine pubblico. E invece i rom sono l'unico popolo sulla faccia della Terra a meritare per davvero il premio Nobel per la pace: non hanno mai fatto la guerra ad altri popoli, non hanno mai avuto un esercito. Non conosciamo la loro storia, abbiamo persino dimenticato l'olocausto degli zingari.

Perché non c'è memoria?

Ai Rom sono mancati gli strumenti comunicativi. Non hanno prodotto cultura all'esterno delle comunità.

Attenzione però a non cadere nello stereotipo opposto, "sono tutti buoni". La qualità morale dell'essere umano non è questione di "razze". No?

Dire che sono tutti bravi sarebbe una forma di razzismo al contrario. Anche gli zingari hanno diritto come tutti gli altri popoli ad avere i loro cattivi.

Come si risolve questo clima avvelenato che si respira nelle città?

Non con gli sgomberi e i mega-campi in periferia...
Non ci sono scorciatoie. Se vogliamo risolvere il problema, dobbiamo investire quattrini. Incontriamo i Rom, parliamoci, chiediamo come vogliono vivere, di cosa hanno bisogno nei campi. Bisogna costruire mediazione, incontro. E invece i Comuni di soldi non ne vogliono spendere. E allora giù con la repressione. Non costa nulla. Solo che i problemi non li risolve. E se anche qualche Comune decidesse di spendere qualche soldo ce la immagineremmo la propaganda della destra? Ma come, diamo soldi agli zingari e lasciamo al verde i nostri pensionati? La destra italiana è sempre affascinata da tentazioni neofasciste.

Italiani xenofobi: colpa di una destra che non ha fatto i conti con il fascismo?

A me viene lo sconforto quando sento un Sarkozy in Francia citare la Resistenza antifascista. O Angela Merkel che celebra Brecht e come primo atto del suo governo fa una legge per aumentare le tasse ai ricchi. Ma che destra abbiamo noi? Va ancora avanti con lo stereotipo degli "italiani brava gente", è ancora convinta che in Libia e in Etiopia abbiamo portato la civiltà. Ma quando chiederemo scusa? Quando istituiremo una giornata per la memoria dei crimini italiani? Avremo una democrazia incompleta fin quando nel senso comune e nel linguaggio della nostra destra non entrerà la consapevolezza dei genocidi commessi dagli italiani nei confronti di libici, etiopi e slavi.

Chiaro. Forse però anche a sinistra si può fare qualcosa di più per far capire che la memoria e la Resistenza non sono cianfrusaglie del passato. C'è stata sottovalutazione?

Bisogna fare di più. Abbiamo sentito equiparare fascismo e antifascismo. Ci sono state campagne culturali contro la Resistenza. Hanno parlato di riconciliazione delle memorie. Questi scivolamenti del senso comune non vanno sottovalutati. Io dico: gli uomini si devono riconciliare. Ma le memorie no. Il fascismo resta fascismo.

22/09/2007


lunedì, 28 aprile 2008


no, vabbè, allora pigliatevi il mio sangue, la mia aria, la mia vita.
venite a san lorenzo a rastrellare me e tutte le zecche ei fricchettoni e gli immigrati e i vecchi comunisti che ci abitano.
bombardate la sinagoga di roma e la moschea e il tempio buddista e quelli che fanno tai-chi a piazza vittorio.
fatemi il saluto romano sull'autobus mentre vado al lavoro.
tatuatemi una svastica sulle chiappe.
fatemi finire nella versione più cupa e più triste e più reale di v for vendetta, fatemi diventare una che vorrebbe far esplodere il simbolo del vostro potere sotto il vostro culone grasso e puzzolente.
distruggetemi tutti i sogni, fatemi pagare i musei, anzi toglieteli i musei, e anche le biblioteche gratis e le piste ciclabili e iparchi puliti e gli autobus e sparate agli zingari, che sono da sempre la vera piaga di roma.

ammazzatemi, cazzo, ammazzatemi.

non bastava lo psiconano al terzo tentativo.
no.
alemanno è sindaco di roma, della mia roma.
e i fascisti, ricordate, sono come i topi di fogna: quando il primo trova il coraggio di cacciare fuori il muso, alla fine spuntano fuori tutti, in massa.

prima o poi calvin tornerà a parlarvi di cose belle e gradevoli.
ma adesso scusatemi, non posso.

sono in lutto elettorale.
sapete com'è.
in italia, per la miseria, è proprio un periodo nero.


postato da: boccadimiele alle ore 18:38 | link | commenti (5)
categorie: saudade, intolerance